28 Marzo 2026, presso il THE FORUM Piazza del Pigneto 8a. tel. 06 270067 – Dibattito
Non è colpa nostra se l’economia non torna
Organizzato da Marco Biancolini, l’evento sarà moderato dal Prof. Antonino Galloni, economista, ricercatore, docente universitario ma soprattutto dirigente in vari Ministeri Economici.
Abbiamo chiesto al Prof. Galloni alcune domande sui tre temi principali del dibattito:
Nel dibattito pubblico il capitalismo viene spesso presentato come l’unico sistema economicamente sostenibile. Quali sono, secondo lei, i principali limiti teorici e pratici di questa narrazione, e quali modelli alternativi ritiene oggi realisticamente percorribili senza compromettere stabilità e innovazione?

“C’è sempre stata una critica al capitalismo, ma è sempre stata poco efficace perché garantiva all’80-90% delle imprese un discreto profitto e posti di lavoro per la popolazione a condizioni tali per cui si poteva mettere su famiglia e fare dei figli. Oggi invece è soltanto il 10% delle imprese che fa profitto; le altre non si sa neanche come sopravvivono non producendo reddito aggiuntivo.
L’occupazione cresce ma il precariato caratterizza il mondo del lavoro. Nel campo professionistico-autonomo c’è una parte della popolazione che ha lavori ben remunerati; la gran parte dei giovani ha lavori precari e sottopagati. C’è un altro aspetto poi di sostenibilità del capitalismo: a cominciare dai paesi più avanzati (tra cui l’Italia) le principali produzioni dovranno essere quelle dei beni immateriali; c’è una parte di popolazione che può pagarli perché è ricca, un’altra parte della popolazione che ha un ISEE talmente basso che è ammessa all’assistenza pubblica, mentre il 70% della popolazione non ha nè abbastanza soldi per pagarsi questi servizi nè è così povera da avere l’assistenza pubblica.
Quindi abbiamo un furto del 70% del Build che corrisponde ad un capitalismo che ormai all’80% non è più sostenibile. I modelli alternativi sono di sostituire il paradigma del profitto con il paradigma della produzione; il paradigma è che io devo arrivare a soddisfare tutta la domanda di beni e di servizi della popolazione. Il problema essenziale è che le aziende che producono profitto sono diventate una minoranza”.
Il debito pubblico è spesso descritto come un vincolo assoluto e quasi “morale”. In che misura questa visione è frutto di un’impostazione ideologica più che economica, e come cambierebbero le politiche pubbliche se la moneta fosse interpretata maggiormente come uno strumento politico anziché neutrale?
“Il debito pubblico nasce come un patto tra i ricchi e lo Stato. Lo Stato ha bisogno delle risorse dei ricchi; invece di tassarli e privarli di esse, se le prende in prestito, paga un interesse, poi a scadenza restituisce il capitale. Siccome lo Stato può produrre e imporre moneta, è chiaro che questo debito pubblico è solo una partita di giro.
Se noi avessimo la consapevolezza che lo Stato può emettere la sua moneta, tutta questa moneta lo Stato la può immettere senza debito, avrà un segno algebrico uguale a quello delle tasse, quindi si somma alle tasse e ci consente di fare tutta la salsa sostenibile in termini di sviluppo economico. Nei limiti di tale grandezza è chiaro che non si ha il bisogno di fare altro debito pubblico”.
Se la politica economica è il risultato di scelte e non di necessità tecniche inevitabili, quanto pesa la responsabilità politica nel determinare disuguaglianze e benessere?
E quali strumenti concreti potrebbero restituire maggiore controllo democratico sulle decisioni economiche che incidono direttamente sulla vita dei cittadini? “Fino alla fine degli anni ‘70 i politici decidevano gli investimenti pubblici. Sottratto questo potere si è arrivati ad una situazione in cui a decidere tutto doveva essere il mercato, quindi i politici non sono serviti più se non altro che a scegliere i burocrati ma non a gestire il paese.
Noi dobbiamo tornare a fare in modo che la politica e gli elettori siano sovrani. Dopodiché gli economisti aiuteranno ad aggiustare il tiro. Si deve scegliere con il cuore e poi con l’intelligenza per guidare le politiche in modo di ottenere gli obiettivi”.
Vi aspettiamo al The Forum per partecipare a questa occasione unica: un dialogo necessario per comprendere, ricordare e agire.
Come sempre, The Forum offrirà uno spazio conviviale e accogliente in cui cultura e socialità si incontrano. L’evento è a ingresso libero e sarà possibile, come di consueto, accompagnare la serata con un buon bicchiere di vino o fermarsi per la cena.

